SCENT: da Unife la startup che rileva i tumori dai… gas intestinali!

SCENT: da Unife la startup che rileva i tumori dai… gas intestinali!

News08/01/2019
Fonte: 
filomagazine.it

La parola SCENT evoca a chi mastica un po’ di inglese fragranze particolari e profumi raffinati, venduti in costose profumerie del centro storico. Il termine significa infatti profumo in qualunque paese a lingua anglofona ma di certo non in un laboratorio dell’Università di Ferrara, dove l’acronimo S.C.E.N.T. indica invece una promettente startup nata in seno al Dipartimento di Fisica e Scienze della terra. La sigla sta per SemiConductor-based Electronic Network for Tumors e la mission di questa società è quella di progettare, testare, produrre e commercializzare strumenti di screening per rivelare formazioni tumorali attraverso l’analisi dei gas emessi dal corpo umano. Un nome ironico dunque, anche se quello che il team di SCENT ha brevettato e a breve commercializzerà è qualcosa di estremamente serio.

L’idea di base di SCENT riguarda lo screening preliminare di formazioni tumorali al colon-retto (sin dallo stadio di adenoma). Lo strumento per il monitoraggio, indicato con il nome di SCENT A1, è ancora ad uno stadio di prototipo, ed è brevettato in Italia, Regno Unito e Germania. È portatile, a basso costo ed è semplice da utilizzare anche da parte di personale non qualificato.

Giulia Zonta e Nicolò Landini, rispettivamente responsabile commerciale e amministratore della società che hanno fondato insieme al resto del team di chimici e fisici, guidati dal presidente Prof. Cesare Malagù, lavorano in uno dei blocchi del Tecnopolo di Ferrara, in una stanza che è poco più grande di una cameretta per studenti, quasi del tutto spoglia e semplice, adiacente ai laboratori per sensori che consentono loro di effettuare i test necessari per lo sviluppo.

Dal 2004 a Ferrara lo screening nei pazienti di età superiore ai 50 anni si affida a metodologie non completamente affidabili come la ricerca del sangue occulto nelle feci, cui segue in caso di test positivo la colonscopia. Il test è un sistema parecchio fallibile perché può rilevare la presenza di sangue anche per altre motivazioni e i falsi positivi arrivano addirittura al 70%, dunque un alto numero di pazienti viene mandato a fare inutilmente un esame più invasivo per accertamento. Circa la metà di questi pazienti poi, rinuncia del tutto a procedere, per una comune paura di un esame invasivo e per molti doloroso.
Qui entra in gioco SCENT: se e solo se il test del sangue risulta positivo viene eseguito anche il nuovo test, su un campione di feci congelate, dunque in totale assenza del paziente e con risultati immediati. Se anche questo test risulta positivo si procede all’esame invasivo, limitando quindi la casistica ai soli pazienti effettivamente malati. Molte persone hanno infatti adenomi talmente piccoli che non peggioreranno nemmeno nel giro di vent’anni e non ha senso inizino alcuna terapia.

In questo momento SCENT rappresenta una startup che non ha nemmeno davvero iniziato a emettere fatture come una qualunque azienda. In questa fase sono ancora quasi uno spinoff che fa ricerca e attende la validazione clinica del dispositivo, processo lungo e costoso che dovrebbe terminare il prossimo aprile. La società è nata nel 2015 ma il team si basa su un Comitato Scientifico che dirige la ricerca, con competenze eterogenee: fisica, chimica, statistica, informatica, biologia e medicina. Può vantare inoltre un’esperienza ventennale di ricerca nell’ambito della sensoristica di gas e alcuni importanti riconoscimenti: la StartCup Competition nel 2014, il premio YEI Franci@Innovation, la vittoria del Premio Marzotto 2015, che ha consentito lo sviluppo dell’attività con l’acquisto di alcune infrastrutture tecniche, quella del bando LILT per la Ricerca Medica 2016 “Programma 5 per mille anno 2014”, fino al più recente riconoscimento con Cna Ferrara e il Premio Cambiamenti 2018.

Proprio con CNA si è avviato così un confronto utile per aprirsi al mondo imprenditoriale e farsi conoscere sul territorio ad un pubblico più ampio di quello accademico e ospedaliero. Secondo i piani i primi dispositivi potrebbero essere pronti per il commercio dal 2020, quindi disponibili per le cliniche private e pubbliche al servizio dei pazienti italiani e via via di altri mercati europei.

 

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