B-Plas, bioplastica dal fango grazie a un progetto di Caviro e Sabio

B-Plas, bioplastica dal fango grazie a un progetto di Caviro e Sabio

News13/02/2018

Bioplastica del futuro? La produrremo direttamente in casa, trasformando dei comuni materiali di scarto in vere e proprie risorse.

Si chiama B-Plas ed è un progetto italiano che nasce a Bologna, dalla collaborazione tra l’Università di Bologna, le due aziende emiliano-romagnole Caviro Distillerie Srl e Sabio Srl e l’ungherese Pannon Pro Innovations.

Seguendo i principi dell’economia circolare, l’idea è proprio quella di rigenerare materiali di scarto che solitamente abbiamo in casa, come gli avanzi di cibo o alcune sostanze solubili, e creare oggetti in bioplastica, risparmiando notevolmente sui costi di produzione.

Bioplastica dai materiali di scarto: costi minori per un futuro sostenibile

B-Plas, promosso da Climate-KIC Italy, mira a produrre un particolare tipo di poliesteri, detti PHA (poliidrossialcanoati), utilizzando il carbonio residuo contenuto nei fanghi, derivanti da impianti di trattamento pubblici e privati (come il biogas, la lavorazione tradizionale delle acque reflue, gli impianti di fermentazione etc.).

In questo modo sarà possibile ottenere bioplastica biobased e compostabile, più facili da smaltire.

Si tratta di un progetto ambizioso che guarda a un futuro sostenibile: lo scopo di B-Plas, infatti, è quello di arrivare a produrre direttamente in casa la bioplastica. “In futuro – spiegano dall’Alma Mater di Bologna – vorremmo che questa tecnica diventasse possibile anche a livello domestico. Contando sull’appoggio del mondo dei costruttori e della tecnica stampa in 3D, infatti, si potrebbe produrre materiale plastico a chilometro zero, direttamente in casa propria”.

Il vantaggio di questa scoperta – spiega Cristian Torri, il professore di Chimica che ha seguito il progetto – è che nonostante la bioplastica prodotta abbia un valore molto elevato, il costo di produzione è ridotto perché vengono usati materiali che normalmente le grandi industrie scarterebbero. E la materia prima non mancherebbe: una famiglia europea produce mediamente 500 chili di materiale di scarto tra cibo e sostanze solubili all’anno, mentre le aziende ne producono molto di più”.

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